IL VENERDI’ PIOVE SOLO SE CI CREDI

Venerdì hanno messo temporale un po’ dappertutto, qui in Romagna. Noi quando ci dicono che pioverà alziamo le spalle e guardiamo il cielo speranzosi, non rimandiamo mai, però, le cose da fare.
Venerdì uno giugno, al parco di Forlì, quello dove c’è lo skatepark, c’è il Brainstorming e come tutti gli anni ci sono i gruppi che suonano, i banchetti con le magliette, le distro, i vinili, le mostre degli artisti, la musica, la piadina, la salsiccia, la birra fresca e ci siamo noi.
Abbiamo il nostro tavolino con un po’ di cose e niente, vieni a farci un saluto, guardati i concerti gratis, siediti sul prato con la tua piadina, o la tua birra, o la tua morosa.
Questa volta abbiamo anche i dolcetti di Martina.
Puntuale, perché inizia veramente tutto alle diciannove e finisce veramente tutto alle ventiquattro.
Se poi piove si fa tutto al circolo Valverde. Ma tanto non piove, piove solo se ci credi.
4:11 pm • 29 Maggio 2012

#02 | BOZZE INTERVIWE | Ezio D’Agostino
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Ezio è nato a Vibo Valentia nel 1979. Si è laureato in Archeologia a Firenze e poi si è completamente dedicato alla fotografia dopo avere vinto una borsa di studio presso la Scuola Romana di Fotografia di Roma. Esposto in numerosi festival italiani e internazionali, è rappresentato dalla galleria francese Lucie Weill-Seligmann di Parigi.
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Come hai iniziato a fotografare?
In casa c’erano alcune vecchie macchine fotografiche, una Rollei biottica e una Zeiss Ikonta 6x9. A 18 anni ho chiesto a mio padre come funzionassero tempi e diaframmi, poi ho iniziato a fotografare (quasi) qualsiasi cosa mi interessasse, senza alcuna progettualità, ma facendomi sempre domande su cosa attraeva la mia attenzione
Hai dei riferimenti che ti hanno particolarmente ispirato nel tuo percorso personale?Non necessariamente dei fotografi.
Sicuramente la pratica musicale, con le sue strutture e le possibilità di composizione; ma l’influenza maggiore - concettualmente - l’ho avuta dai miei studi di archeologia sulle raffigurazioni vascolari e sulla scultura antica e dai dipinti rupestri che avevo scoperto studiando paletnologia. Più di recente, l’opera di Jorge Luis Borges ha cambiato il mio rapporto con il tempo e lo spazio e le loro possibilità di decifrazione. Last but not least: Werner Herzog.
Ora come sta cambiando/evolvendo la tua fotografia?
Sto andando spontaneamente verso un tipo di fotografia sempre più slegata dal “reale” e dalla necessità del racconto, dal dogma della “documentazione”. Mi interessano molto di più le possibilità narrative intrinseche alle immagini e al loro flusso all’interno di un corpus.
Vedendo i tuoi lavori, si nota una predisposizione a volere raccontare i luoghi e soprattutto i segni che essi portano, come traccia degli esseri umani, che di rado sono direttamente coinvolti. Come mai questa scelta?
Mi interessano i tempi di trasformazione lunghi. Il paesaggio riesce a rimandare a dimensioni temporali più ampie, ma che includono anche le contingenze, innanzitutto di chi le osserva. Gli esseri umani sono sempre coinvolti, quanto meno come osservatori. I segni sono una “costante incostante”, dato che la loro lettura è legata alla conoscenza di chi li osserva e li interpreta, quindi al tempo in cui l’osservatore vive. Non posso dare per scontato che ciò che guardo oggi avrà lo stesso significato domani.
Le fotografie tante volte più che raccontare qualcosa del soggetto raffigurato, parlano proprio dell’autore. Condividi questo pensiero?
Ovviamente sì, ma credo ci siano troppi livelli di lettura in una fotografia per limitarla a questi due poli. Le fotografie raccontano anche molto del tempo e della cultura visiva che le produce.
Parliamo di progetti, quanto è importante la costruzione e la struttura di un progetto per te? Parti sempre prima dal concetto e poi fotografi, oppure inizi a fotografare e successivamente capisci dove stai andando? (Ti capita mai di fare degli snapshots?)
Fino a oggi ho sempre lavorato su progetti molto strutturati, almeno a livello teorico.
Ogni passo che faccio segue infatti un percorso di ricerca personale che lega tutti i miei lavori. E’ come se declinassi possibili domande attorno a una medesima questione centrale. Giunto a questo punto, però, credo che le possibilità di allargare questa ricerca travalichino i limiti che un progetto impone. Perciò da qualche mese ho iniziato a fotografare in maniera più “libera”, ma avendo bene in mente il fil rouge della mia ricerca. Perciò non credo si tratti di veri e propri snapshots.
Sempre in tema “progetti”, come cambia o come viene scelta la destinazione del progetto (per intenderci, se sarà un libro, una mostra, un prodotto editoriale, …)?
Sinceramente, mi viene abbastanza spontaneo pensare: “Questo lavoro sarà un libro” o “Quest’altro può soltanto essere esposto”. Magari mi sbaglio, però credo che ogni lavoro, ma anche ogni fotografia, abbia una sua dimensione, spaziale, intima e
intrinseca al suo significato e al suo contenuto. Spesso, mentre il corpus di immagini prende forma, io inizio a capire quale sarà anche il suo formato di stampa ideale, almeno quello iniziale. Però credo ci siano lavori che ti permettono più possibilità di movimento, nel formato, nella stampa, nel supporto, nell’editing, altri che si impongono in maniera tanto netta che è difficile, per fortuna, fare diversamente.
Il mondo della fotografia è abbastanza vasto; moda, reportage, fine art, commercial, food, galleristi, pubblicisti, fotogiornalisti, fotoeditor, quotidiani, riviste. Etc etc..Vedendolo macroscopicamente si potrebbe pensare che ci
siano molti modi di emergere o di affermarsi, date le tante possibilità. È realmente così? Com’è viverlo in prima persona?
Le possibilità di emergere ci sono come in tutte le cose, ma come in tutte le cose bisogna farsi un gran bel mazzo per andare avanti. Il problema è che, dovendosi confrontare con realtà molto diverse che richiedono competenze molto diverse, spesso ci si perde, ci si distrae o ci si lascia confondere. Secondo me bisogna avere una fortissima motivazione, tanta costanza e soprattutto la consapevolezza di dove si vuole arrivare nella propria ricerca personale attraverso la fotografia. Per quel che mi riguarda, il mio lavoro si divide tra mandare avanti i miei progetti e portarli in giro. Questa seconda fase è sicuramente la più noiosa e frustrante, però è necessaria, perché, da un lato, mi permette di far conoscere il mio lavoro, dall’altro, mi fa capire meglio qual
e strada sia percorribile per guadagnarmi la pagnotta con le mie fotografie.
Bozze è una non casa editrice, si autoproduce e cerca autoproduzioni. Anche tu hai partecipato alla prima edizione del nostro progetto collettivo! Parlando di self-pubblishing, come credi andrà avanti questa tendenza che si è affermata considerevolmente negli ultimi anni nella fotografia internazionale e non?
E’ una realtà molto bella che sta portando soprattutto a uno scambio enorme tra due mondi, quello della fotografia e quello dell’editoria. In questo momento c’è un boom di autoproduzioni che porta a risultati stupefacenti e che spinge anche a pensare diversamente la fotografia. Allo stesso tempo, però, l’idea di fare un libro da un lavoro fotografico è diventata, per molti, troppo scontata, senza pensare se il lavoro che si ha in mano lo permetta o meno. Penso che la tendenza si incrementerà, soprattutto perché apre nuovi campi espressivi per i fotografi e perché sta smuovendo anche l’inter
esse delle gallerie e dei collezionisti, però spero che a questa espansione corrisponda un aumento della consapevolezza di ciò che si fa.
Per finire, TEMA: parlaci a tuo piacimento di un autore “vecchio” e un autore “nuovo” che ritieni particolarmente interessante e vuoi farci conoscere!
Bè, “vecchio” direi John Gossage, perché, anche se conosco il suo lavoro da anni, non smette mai di insegnarmi e sorprendermi. “Nuovo”, perché appena un mese fa ho avuto la fortuna di vedere le mie fotografie accanto alle sue in una galleria parigina, Koji Onaka.

per tutto il resto c’è http://www.eziodagostino.com/
5:24 pm • 8 Maggio 2012
#01 | BOZZE INTERVIEWS | Alessandro Degli Angioli
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Alessandro nasce a Forlimpopoli nel 1988, a Luglio si è laureato presso la scuola di grafica e comunicazione visiva ISIA Urbino. Accostatosi da poco al “mondo” dell’illustrazione è riuscito comunque gia ad esporre i propri lavori al Moquette (Fc), allo Younite cafè (Mi) all’interno della rassegna Coniglio Bianco e al Teatro comunale Testori (Fc).
Suona nella band M+A e la sua passione per la musica lo ha portato a realizzare illustrazioni e grafiche per alcuni gruppi musicali. Collabora come grafico e illustratore per l’etichetta spagnola Nordik Net Records, e ha realizzato diversi lavori per l’etichetta italiana Ribèss Records (per la quale nel 2010 ha realizzato il libro “Un giorno passo e ti libero”). Nel 2010 vince il Primo Premio e Premio Esordienti al 13° concorso internazionale ”Syria Poletti 2010” con il libro “Giocare a che si sopravvive ad una catastrofe”.
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Quando e come ti sei avvicinato al mondo dell’illustrazione?
Probabilmente durante i 3 anni all’ ISIA di Urbino.. nella mia vita ho sempre disegnato ma senza troppe pretese. Soprattutto lo facevo quando dovevo fare artwork per i gruppi o per la mia musica.. poi durante gli anni dell’ ISIA, un po’ per obbligo, un po’ per piacere, mi sono ritrovato a disegnare di più. Mi sono buttato anche in qualche concorso senza troppo impegno e ho avuto ottimi risultati.. insomma c’è della sorpresa e felicità per questa cosa che, pur portata avanti senza troppo impegno, mi sta dando risultati piacevoli.
Non ho mai investito troppo tempo ed energie in questo campo. Per ora disegno più per piacere che per ambizione. Credo che un illustratore oltre a disegnare debba interessarsi al suo campo artistico, rimanere aggiornato sulle pubblicazioni, i nuovi artisti, sapere quali siano le casi editrici più valide, mandare lavori, insomma “esserci dentro”. Io invece disegno solo, senza fare tutto il resto. Per questo non mi reputo un illustratore, ma mi fa piacere che i miei lavori siano comunque molto apprezzati.
Ci sembra che nelle tue illustrazioni ricorra spesso un tono nostalgico legato ai ricordi d’infanzia e ai tempi più spensierati. Che importanza ha questo aspetto nei tuoi lavori?
Si diciamo che ho nostalgia di qualcosa, ma non so bene neanch’io di cosa..
L’infanzia è solo una carta che mi gioco per ricreare una certa atmosfera di ingenuità e spensieratezza nei confronti dei grandi temi. I toni naif sono una provocazione alle persone serie che vogliono fare i poeti, mentre i toni malinconici sono dovuti al fatto che non riesco mai a mettermi con le ragazze che voglio e quindi sono triste.
Ammetto che la carta naif.infanzia+malinconia ormai stia diventando stra abusata da tutti.
Sarebbe ora di rinnovarsi un po’, Ale.
C’è qualche artista che ti ha ispirato maggiormente in quello che fai?
Dopo la disputa che ho avuto con Topi Pittori direi che la mia risposta è chiaramente Joanna Concejo. ♥
Ogni artista ha un luogo prediletto in cui dare vita alle sue opere, tu ne hai uno?
Dove disegni di solito?
Non sono amante di questa immagine classica dell’illustratore che disegna sulla sua scrivania magica con mille robette sopra. Io disegno un po’ dove capita. Considerando poi che tutti i miei disegni sono riassemblati a computer, posso dire che la mia vera scrivania è in realtà il mio computer. Questo mi permette di “disegnare” un po’ ovunque, in treno, in macchina, dalla morosa. Insomma mi fa risparmiare molto tempo. Proprio perchè, in realtà, è il tempo il mio vero problema con l’illustrazione. Dovendo stare dietro ad altre cose, musica per prima, disegno solo quando riesco a ritagliarmi un po’ di tempo e la possibilità di farlo al computer mi permette di disegnare anche quando ho 5 minuti liberi, ovunque mi trovi.
Anche tu, come tanti, ti sei allontanato dall’Italia. Qual’è la motivazione che ti ha spinto a fare questa scelta?
Hai qualche consiglio da dare a quelli che come te stanno meditando di spostarsi?
Credo che spostarsi faccia sempre bene, sia che tu sia nato in Italia che nel paese piu bello del mondo. Avere a che fare con altre culture e luoghi è l’ABC. É una cosa che tutti dovrebbero fare senza neanche troppi dubbi.
Non c’è una vera e propria motivazione o scelta etica/morale che mi ha spinto a farlo, semplicemente andava fatto. Vivere nella stessa città in cui sei cresciuto è sempre pericoloso. La scelta di Londra è dovuta ad un vincolo musicale (avendo l’etichetta là). Anche se ora ho fatto richiesta per un Master a Bergen. Vedremo come va.
C’è qualcosa in particolare che preferisci ascoltare mentre disegni?
Non considero il disegnare una sorta di momento sacrale. Per me ha la stessa importanza del fare la doccia o lavare i piatti. Quindi mentre disegno ascolto la stessa musica che ascolto normalmente tutti i giorni quando faccio qualsiasi altra cosa.
Un libro e un disco che ti senti di consigliarci?
Il mio disco.
Il mio libro.
Progetti futuri?
Diventare famoso. Chiudere con la musica. E poi finalmente dedicare impegno e tempo come si deve all’illustrazione. É un patto che ho fatto con i miei disegnini.
Gli ho detto: “sentite ora vi faccio un po’ cosi, a caso, di fretta..giusto per piacere un po’ alle persone e fare colpo sulle ragazze. Vi vendo ai concerti assieme ai dischi così riesco anche a fare un po’ più soldi. Poi appena ho più di tempo ci mettiamo li, per bene, e vi prendo un po’ più sul serio. Vediamo di tirare fuori qualcosa di interessante, come si deve, ok?”. Loro hanno detto va bene. Quindi sì, nel futuro, prima o poi, prenderò questa cosa dell’illustrazione davvero come si deve e così smetterò anche di dare risposte sbarazzine nelle interviste.
Abbiamo finito. Grazie per averci dedicato questo tempo, è il momento della pubblicità, promuovi i tuoi progetti e i tuoi siti personali.
I miei lavori li trovate su: www.alessandrodegliangioli.com
La mia musica su: www.ma-official.com
Un cuore.
5:56 pm • 12 Marzo 2012 • 1 nota
Paolo Gamerro
Bozze Editoria Libera suggests:
Paolo Gamerro
Paolo è uno scrittore. Ama i gatti, il caffè americano, i romanzi di raymond chandler, i dylan dog, ma come ti vesti su real time, suonava la batteria in un gruppo hardcore che si chiamava Nomorefear ma ora non lo fa più. E poi ha pubblicato dei libri: Il caso Twin Peaks, Racconti di Horror Project e Milano Horror.
Alcuni dei suoi racconti (dodici) li potete trovare cliccando sul suo nome in questo post.
Noi ve ne anticipiamo uno qua. Lo abbiamo scelto perchè è un esempio unico tra i dodici racconti; infatti mentre negli altri le parole di Paolo vanno veloci, afferrano situazioni e persone per restituircele a brandelli, in questo racconto c’è una specie di calma che segue il passo lento di chi cammina nel buio della notte.
Buona Lettura
PS: La foto associata a questo racconto è di Robert Adams da “Summer Night, Walking”
Vivere e morire a Busto Arsizio di Paolo Gamerro
A volte, la notte esco a camminare.
Da solo, nel buio.
Mi piace passeggiare per la città quando tutti sono a letto a dormire. Sento soltanto il mio respiro e i miei passi. Guardo le case fatiscenti, i palazzi nuovi, le vetrine dei negozi appena aperti, le insegne dei bar chiusi. Non c’è nessuno, non si muove niente, solamente le foglie degli alberi se c’è vento.
La pista da pattinaggio è vuota, le panchine davanti al bar se ne stanno in disparte a pensare, i lampioni spenti si riposano avvolti nell’oscurità della notte. Non un rumore, soltanto l’abbaiare dei cani in lontananza. Ma non ci faccio caso perchè sono attento ad osservare. Da qualche parte un albero si sente triste e piange. Nessuno lo consola perchè di notte ognuno preferisce farsi gli affari suoi. Come la fontana, che si masturba guardando la luna piena e le stelle, nell’alto del cielo. O come i festoni natalizi, costretti a stare appesi al freddo, logorati dalla fatica. Condannati a rimanere immobili fino al sei gennaio.
In centro, altri lampioni stanno parlando di fatti di sangue e morti violente. Dicono che ci sarà la fine del mondo e dio la farà pagare a tutti.
Le insegne dei negozi se ne stanno imbronciate a pensare alla solitudine dell’esistenza e maledicono il giorno della loro nascita. Ma ovunque c’è silenzio. Anche i gatti hanno smesso di miagolare. Scodinzolano ubriachi.
Non vogliono disturbare la quiete della città, che ogni notte smette di vivere.

12:21 pm • 7 Marzo 2012
HERE TODAY, GONE TOMORROW - 2° progetto collettivo Bozze

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“HERE TODAY, GONE TOMORROW”
- Genere: narrativa, illustrazione, fotografia
- Tema: Fuga
- Lunghezza dei racconti: max 4 cartelle word (.doc) o pdf
- Numero di fotografie: max 4 (bassa risoluzione)
- Numero di illustrazioni: max 2 (bassa risoluzione)
- Scadenza per inviare i racconti: 15 aprile 2012
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UN PO’ DI SERIETÀ
1. Non è richiesto il pagamento di nessuna quota
2. Il materiale inviato può essere già presente su siti/blog personali dell’autore, ma non deve essere già stato pubblicato in altre raccolte o antologie.
3. Per partecipare, gli autori devono inviare, entro il 15 aprile 2012 il proprio materiale via mail a bozzesubozze@gmail.com indicando nell’oggetto della mail “fuga” e nel testo della mail il titolo della sua opera e una breve presentazione di sé (seria, ironica, stupida, scema, formale, informale non importa) lunga al massimo 3-4 righe, con eventuale link a blog, mail o sito personale.
4. Ogni autore può eventualmente partecipare a tutte le sezioni (narrativa, fotografia, illustrazione), ma con una sola opera per sezione.
5. Il materiale raccolto non verrà restituito e le cose migliori verranno pubblicate nell’antologia “Here Today, gone Tomorrow”, a cura di Bozze Editoria Libera, che sarà disponibile on line gratuitamente.
6. Ogni autore dichiara che il proprio materiale (racconto, fotografia, illustrazione) è un’opera originale di sua paternità, che non viola alcuna norma di legge e/o diritti di terzi e in particolare, non ha né forme né contenuti denigratori, diffamatori o di violazione della privacy. In caso contrario, l’autore ne sarà l’unico responsabile.
7. Gli organizzatori si riservano il diritto di non pubblicare l’antologia se il materiale raccolto non li soddisfa.
3:53 pm • 28 Febbraio 2012 • 1 nota
ON LINE
la nostra prima raccolta di racconti, fotografie e illustrazioni a tema “EVEYDAY IS LIKE SUNDAY” è finalmente ON LINE
potete tutti sfogliarla e scaricarla gratuitamente. cliccate sulla foto qui sotto!
a presto per la seconda edizione!!!

4:34 pm • 10 Febbraio 2012 • 7 note
EVERYDAY IS LIKE SUNDAY | PREVIEW #02
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Che minestra
di Alessandro Degli Angioli
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Alessandro nasce a Forlimpopoli nel 1988, a Luglio si è laureato presso la scuola di grafica e comunicazione visiva ISIA Urbino. Accostatosi da poco al “mondo” dell’illustrazione è riuscito comunque gia ad esporre i propri lavori al Moquette (Fc), allo Younite cafè (Mi) all’interno della rassegna Coniglio Bianco e al Teatro comunale Testori (Fc).
Suona nella band M+A e la sua passione per la musica lo ha portato a realizzare illustrazioni e grafiche per alcuni gruppi musicali. Collabora come grafico e illustratore per l’etichetta spagnola Nordik Net Records, e ha realizzato diversi lavori per l’etichetta italiana Ribèss Records (per la quale nel 2010 ha realizzato il libro “Un giorno passo e ti libero”). Nel 2010 vince il Primo Premio e Premio Esordienti al 13° concorso internazionale ”Syria Poletti 2010” con il libro “Giocare a che si sopravvive ad una catastrofe”.
www.alessandrodegliangioli.com/
5:01 pm • 15 Gennaio 2012
EVERYDAY IS LIKE SUNDAY | PREVIEW #01
THE LAST BREAKFAST
di Sandra Tricca
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Quella domenica non c’erano buone intenzioni nell’aria.
Quella domenica sarebbe stato un apice, me lo sentivo.
Più che una domenica, era una goccia che fa traboccare il vaso.
Io ero il fottuto vaso, e il traboccante contenuto sarebbe stato solo un intruglio di sangue e materia grigia.
La pistola era pronta già da diverso tempo: riposta in ordine in un cassetto, era come un soldato che nell’ombra aspetta che la guerra si scateni.
Al momento giusto, il mio dito avrebbe reso quell’insieme meccanico di freddi ingranaggi ciò che era: non un orologio, non un tostapane, ma un’arma da fuoco.
In quella domenica mattina di metà ottobre, l’avrei toccata, maneggiata e utilizzata su me stesso.
Avrei fatto tutto con la massima calma e tranquillità.
La stessa tranquillità che mi trasmettevano i caldi raggi del sole che filtravano dalle tapparelle socchiuse, nel silenzio totale della mia camera da letto.
Non c’era tensione in me, ero fuori da me stesso.
Era come se la mia anima avesse abbandonato il mio corpo, come se l’ultimo brandello di essa si fosse definitivamente separata da me la notte scorsa; come se con uno strattone deciso si fosse staccata dall’ultimo pezzo di me che ancora la tratteneva.
Ora mi vedevo da fuori: come in un’inquadratura oggettiva, una ripresa neutrale fatta in terza persona.
E non sentivo niente.
Mi alzai dal letto, mi preparai di tutto punto, e mi recai nel mio bar preferito, un posto di classe dove da più di dieci anni consumavo la mia lunga e rilassante colazione della domenica.
Il mio rito domenicale al quale non avevo mai rinunciato.
Appena arrivato mi diressi verso il mio solito tavolo.
Si trattava di un tavolo circolare in mogano, ricoperto da una tovaglia immacolata al cui centro si trovava un vaso con un fiore di calla.
Banale ma rassicurante.
Ordinai al cameriere la mia ultima colazione: niente di particolarmente ricercato o pretenzioso, ma il mio solito latte macchiato ben caldo, pane croccante, marmellata di albicocche con burro a parte.
Nessun extra. Nessuna pretesa, solo un’ultima colazione che si rispetti.
Dopo il rilassante rituale di un’ora e mezza, con lettura di quotidiani vari, ero pronto.
Con la mano, andai cercando la pistola nella tasca interna del giaccone, come per avere la conferma definitiva di ciò che stavo per fare.
Non c’era.
Per la prima volta da mesi, forse anni, sentii il battito del mio cuore accelerare senza controllo.
Cercai di calmarmi e con l’altra mano tastai l’altra tasca interna del giaccone.
La pistola non c’era.
Era rimasta in quel cassetto buio del mio soggiorno, aveva appena mancato la grande occasione che dava un senso alla sua creazione.
Iniziò il panico, la tachicardia, la sudorazione.
Per la prima volta dopo anni, sentivo le viscere contorcersi, il cuore battere forte, l’adrenalina salire al cervello.
Ero vivo.
Ero vivo, e dovevo trovare un modo per essere morto il prima possibile, senza poter usare la pistola.
Preso dal panico, raccolsi la prima cosa che poteva ricondurre al concetto di arma.
Corsi in bagno impugnando il coltellino del burro.
Chiuso il chiavistello, ero solo e non potevo più aspettare.
Col sudore che m’irritava gli occhi, alzai la manica della camicia e mi osservai il polso destro, cercando di capire dove si trovava la vena da incidere.
Le luci soffuse mi confondevano, così strinsi forte il coltello e premetti con tutte le mie forze.
Non mi è mai piaciuto il sangue, e di sicuro allagare un bagno pubblico col mio plasma non rientrava nei miei piani.
Ad ogni modo, il problema non si pose: il coltellino non graffiò nemmeno leggermente la tenera pelle del mio interno polso, di conseguenza l’idea del soffocamento si fece sempre più vicina.
Il rubinetto del lavandino funzionava a fotocellule, quindi mi piegai in modo che la mia testa potesse tenerlo attivo; e chiuso lo scarico, aspettai.
Mio malgrado si trattava di un lavandino dal design ultra-moderno, di forma rettangolare, con le sponde molto basse, le quali rendevano impossibile l’immersione totale di naso e bocca.
L’alternativa di annegamento coinvolgeva il gabinetto.
C’era un limite a tutto.
Mi alzai e vidi riflessa nello specchio, l’immagine di un uomo non più tanto giovane con le sopracciglia e la punta del naso bagnati, che aveva reso il proprio suicidio una patetica pantomima.
E che, fatto ancor peggiore, si era di nuovo sentito vivo solamente rincorrendo la morte.
Mi asciugai le sopracciglia, e uscii dal bar con un sorriso stampato in faccia e il cuore che batteva forte.
Era domenica mattina, il sole mi scaldava il corpo e non avevo nessuna voglia di tornare a casa.
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Sandra Tricca è nata a Forlimpopoli, ma in continuo spostamento. Lavora nella moda ma ama scrivere/dipingere/fare collane e pensare che non sia l’ultimo anno a disposizione per farlo.
aphorism.it/sandra_tricca
equilibriarte.net
facebook
1:43 pm • 8 Gennaio 2012
[Flash 9 is required to listen to audio.]
ALT ALT ALT! Non ci siamo dimenticati di voi!
In attesa del pdf scaricabile vi anticipiamo (finalmente) la lista dei selezionati del concorso EVERYDAY IS LIKE SUNDAY. Purtroppo, dato il grosso quantitativo di materiale arrivato, abbiamo dovuto fare una selezione strettissima. Per non lasciarvi a bocca asciutta fino a Febbraio (speriamo che per allora sia tutto ultimato e pubblicato) abbiamo deciso di anticiparvi qualcosa. Nelle prossime domeniche infatti pubblicheremo qui un racconto, un illustrazione ed una fotografia tra quelli selezionati.
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EVERYDAY IS LIKE SUNDAY SELECTED WORKS
RACCONTI // Federica Ricci, Viktor Zvalenij, Francesca Nick Adamo, Marcella Magalotti, Giacomo Bagni, Francesco Zani, Dora Villa, Chiara Lazzaretti, Sandra Tricca, Michele Camorani, Giacomo Lepori, Vita di Legno, Marcello Bellodi, Francesco Satanassi.
FOTOGRAFIE // Giulia Rosa Valenti, Valentina Cesarini, Nicolò Fattori, Gabriele Savanelli, Jessica Spina, Barbara Soprani, Ezio D’Agostino, Francesco Lusa, Manuela Costalima, Lucia Falcinelli, Giulia Ricciotti, Pamela Piscicelli.
ILLUSTRAZIONI // Luca Zamagna, Alessandro degli angioli, Dario Molinaro, Alessandro Palmacci, Matteo Farinella, Aurora Cacciapuoti.
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N.B. per fotografi e illustratori: vi ricordiamo che la presenza in quest’elenco è determinata anche solo dalla selezione di una sola opera tra quelle inviate.
Vi invitiamo a partecipare di nuovo ( numerosissimi come avete fatto stavolta!) anche ai prossimi progetti collettivi.
Bozze Editoria Libera
8:13 pm • 5 Gennaio 2012 • 3 note
Promettendovi che avrete la raccolta della Domenica prima della fine del mondo, vi auguriamo buone feste. Per cui, buone feste.
11:59 am • 25 Dicembre 2011
13-18-33. LE MISURE DELLA DOMENICA

Come si dice in questi casi: stop alle telefonate!
Ieri era l’ultimo giorno disponibile per mandare i vostri lavori sulla Domenica. La prima chiamata all’arte di bozze ha portato tredici illustrazioni, diciotto fotografie e trentatre racconti. Niente male per una casa editrice che non esiste, no?
Adesso viene il bello. Cominceremo a leggere, guardare, selezionare, scremare, promuovere e bocciare. Cosa posso dire se non Vi faremo sapere?
Vi faremo sapere.
4:39 pm • 16 Ottobre 2011
Bozze @ Little Big Press 2nd edition - Roma

“ABBELLI!!!”
Inizia così questo report su cosa è successo a Roma questo sabato.
Bozze è presente nella seconda edizione di Little Big Press presso Fotoleggendo 2011 in Roma curata da 3/3.
3/3 sono due ragazze, Chiara e Fiorenza, che si muovno da anni nel mondo della fotografia e dall’anno scorso organizzano “Little Big Press” che è una raccolta di fanzine, libri autoprodotti e riviste da tutto il mondo. Le produzioni sono in esposizione e a disposizione per essere consultate costituendo così un bacino di input importante.
Sabato pomeriggio c’è stato un incontro a più voci tra vari partecipanti alla manifestazione al quale anche Bozze ha avuto l’onore di partecipare e la possibilità di diffondere il proprio verbo.
Si è quindi parlato di autoproduzioni e del bisogno di collegare le varie realtà valide e indipendenti che a volte rimangono isolate o sconosciute. S’è parlato quindi di come funziona Bozze e del meccanismo di amplificazione che vuole innescare e della crescita che si prefigge di raggiungere attraverso le varie iniziative di pubblicazioni collettive.
Si è parlato di tanto altro e c’è stata la possibilità di conoscere interessanti realtà estere e nostrane. Erano infatti presenti all’incontro anche Hannah Darab, fotografa francese d’adozione e iraniana d’origine, l’editore indipendente francese Damien Poulain e il friulano Alvaro Petricig.
La prima è una giovane fotografa che ha prodotto un fantastico libro sul suo “Unreal City”. Un libro dalla incredibile realizzazione: grosso e pesante quanto un mattone con pagine spesse 1 cm (http://www.hannahdarabi.com/index.php?/works/unreal-city-book/) che sembra esso stesso il primo mattone per costruire una città reale.

Damien Poulain è invece un giovane e coraggiosissimo grafico editoriale indipendente francese da poco editore (http://oodee.net/). Ha pubblicato la serie “POV Female” che raccoglie volumi di differenti fotografe straniere collegati fra loro in quanto differenti punti di vista (Point Of View - POV) di una stessa città, in questo primo caso Londra.

Alvaro Petricig è un appassionato del recupero di immagini fotografiche e video riguardanti il proprio territorio d’origine ovvero quello a confine con la Slovenia interessato dalla cortina di ferro. Ha prodotto diversi bellissimi libri con il materiale trovato (http://www.nediza.org/htbin/app.py) uno dei quali in mostra alla galleria ST di Roma.

TANTA ROBA quindi.
C’è fermento, voglia di fare e sopratutto persone che fanno e hanno il coraggio di fare già da ora.
Iniziative del genere sono quindi importanti, se non per conoscere differenti realtà, anche per vedere quanto sia possibile fare ciò che si vuole e trovare la forza per metterlo in pratica.
Invitiamo quindi tutti a provare, sempre.
Baci.
qua il riepilogo dei siti
- treterzi.org
- hannahdarabi.com
- oodee.net
- nediza.org
5:33 pm • 10 Ottobre 2011
LITTLE BIG PRESS 2°EDITION

Sabato 8 ottobre alle 12.00 siamo a Roma! ospiti di Little Big Press per parlare di cosa è Bozze e mostrare alcune nostre cose, tipo “110 one” il libro fotografico sulle province italiane di Veronica e “Paperdogs” di Silvia. Il tutto dentro una manifestazione che si presenta così
Una nuova collezione di libri autoprodotti e di pubblicazioni di editori indipendenti da tutto il mondo è pronta per la seconda edizione della mostra a Fotoleggendo, con angoli dedicato ai libri in edizione limitata, alle riviste, alle zines, ai fold-up e a contaminazioni con il mondo del disegno.
Qui il programma e le mostre. Chetelodicoafare.
11:41 am • 6 Ottobre 2011 • 6 note
EVERYDAY IS LIKE SUNDAY? c’è ancora tempo!

Hai presente il nostro concorsino domenicale che scade oggi, trenta settemebre duemilaundici e si chiama Everyday Is Like Sunday? Ecco, è successo che abbiamo deciso di posticipare la scadenza, siamo delle persone pazienti e voi siete pigri, insomma, ci veniamo incontro a metà!
La nuova scadenza è fissata per il 15 ottobre 2011. Che poi è tra due settimane.
Manda il tuo lavoretto, racconto, illustrazione, graphic novel, fumetto, fotografia (no poesie) alla nostra mail. Se hai feisbuc siamo anche qui.
Dai dai dai che poi stampiamo un bel libretto.
12:07 pm • 30 Settembre 2011